Buongiorno amici, stamani mi sveglio con un pò di stanchezza, sarà che negli ultimi due giorni ho spinto al massimo, ma anche il caldo non mi aiuta di certo, sono le 8:00 e fuori segna 30 gradi. Mi dirigo immediatamente alla prima visita in programma, il Tempio di Poseidone, a circa 30 km da dove ho trovato un albergo, il meno caro della zona, 40 €, ma ne valeva sinceramente € 10….. Alle 9:00 sono già sul posto, e la temperatura e in aumento, adesso segna 35 gradi, se continua cosi oggi sarà dura. 

Emozionante davvero, sopratutto se si ha il tempo per leggere due informazioni. Aggiungo sotto la descrizione che ho letto prima di fare visita a questo favolo Tempio.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:

I resti del tempio di Poseidone a capo Sunio.

Capo Sunio[1] (in greco antico Άκρον Σούνιον – Άkron Soúnion e in greco moderno Aκρωτήριο Σούνιο – Akrotírio Soúnio, in latino Sunium promontorium; chiamato sotto la Repubblica di Venezia “Capo Colonne[2]) è un promontorio situato sulla punta meridionale dell’Attica in Grecia, a circa 69 km da Atene.

Su di esso si trovano, in posizione suggestiva, i resti di un tempio greco dedicato a Poseidone, e di un secondo tempio dedicato ad Atena, di cui sono però conservate solo le fondamenta.

Secondo il mito sarebbe il luogo dal quale Egeo, re di Atene, si sarebbe gettato nel mare al quale venne dato il suo nome (mar Egeo). Il primo riferimento letterario è nell’Odissea di Omero: doppiando il capo, muore il nocchiero della nave di Menelao, e sulla spiaggia sottostante vengono tenuti i suoi funerali.[3].

Il sito era frequentato sin dalla fine dell’VIII secolo a.C., come provano i rinvenimenti archeologici, ed Erodoto[4] ci informa che nel VI secolo a.C. vi si teneva una processione, nella quale i capi ateniesi si recavano al promontorio via mare su una barca sacra.

Il tempio arcaico fu probabilmente distrutto durante l’invasione di Serse dell’Attica del 480 a.C. Dopo la sconfitta persiana nella battaglia di Salamina una intera trireme nemica venne portata nel santuario e dedicata a Poseidone. Il tempio venne ricostruito in marmoprobabilmente intorno al 440 a.C. Durante la guerra del Peloponneso, nel 413 a.C., il sito venne fortificato.

Il tempio era un periptero dorico esastilo (con sei colonne sulla facciata); del colonnato restano tuttora in piedi 18 colonne delle 42 originarie. La posizione panoramica a picco sul mare lo rese ben noto ai viaggiatori e fu visitato anche da lord Byron, che vi lasciò incisa la propria firma sulla base di una delle colonne e che menzionò il Sounion nel suo poema Don Juan.

Mi rimetto in cammino direzione Stretto di Corinto, voglio visitare alcuni siti Archeologici nel Peloponneso, quindi è giusto di strada.

Effettivamente starci sopra e una sensazione davvero diversa, avrei voluto vedere il passaggio di qualche imbarcazione, ma durante la sosta di oltre 30 minuti non ho visto nulla.

Proseguo, ho in programma un’altra visita, forse in uno dei più grandi siti della Grecia, Epidavros, convinto di trovare un macello di persone quando arrivo, forse grazie all’ora, erano le 14:00 con temperatura 42°, ci sono poche persone. La prima visita, e al Teatro, e davvero stupefacente, immenso, incredibile, pensare che tutti questi siti, risalgono a 500 AC, mi sembra inverosimile.

Il teatro di Epidauro, ecco cosa dice Wikipedia, che ovviamente ho letto ierisera per rendermi conto di cosa avrei visto oggi, ( vi inserico tutto l’articolo, perche è davvero interessante e molto scorrevole, in fondo trovate le foto che ho scattato, anche quella sopra e mia:

Epidauro (in greco antico in greco Ἐπίδαυρος Epìdauros, in greco moderno Επίδαυρος Epìdavros) è un comune della Grecia nella periferia del Peloponneso (unità perifericadell’Argolide) conosciuta principalmente per il suo santuario dedicato ad Asclepio e per il suo teatro, ancora utilizzato al giorno d’oggi per accogliere rappresentazioni teatrali.

Epidauro era indipendente da Argo e non era inclusa nell’Argolide fino al tempo dei Romani. Con il suo territorio, formò la piccola area chiamata Epidauria. Conosciuta per essere stata fondata o nominata come l’Epidauro Argolide, e per essere il luogo di nascita del figlio di Apollo Asclepio il guaritore. Epidauro era nota per il suo santuario situato a circa 8 km dalla città, così come il suo teatro, che è ancora in uso oggi. Il culto di Esculapio a Epidauro è attestato nel VI secolo a.C., quando il santuario più antico di Apollo Maleatas non era più abbastanza spazioso.

L’asclepeion di Epidauro era il centro di guarigione più celebrato del mondo classico, il luogo in cui i malati andavano nella speranza di essere curati. Per scoprire la cura giusta per i loro malanni, hanno trascorso una notte nell’enkoimeteria, una grande camera da letto. Nei loro sogni, il dio stesso avrebbe consigliato cosa avrebbero dovuto fare per riguadagnare la loro salute. All’interno del santuario c’era un edificio per i pellegrini con 160 camere. C’erano anche sorgenti minerali nelle vicinanze, che potevano essere state utilizzate per la guarigione.

Asclepio, il più importante dio guaritore dell’antichità, portò prosperità al santuario, per cui nel IV e III secolo a.C. si intraprese un ambizioso programma di costruzione per l’ampliamento e la ricostruzione degli edifici monumentali. La fama e la prosperità continuarono per tutto il periodo ellenistico. Dopo la distruzione di Corinto nel 146 a.C. Lucio Mummio visitò il santuario e vi lasciò due dediche. Nell’87 a.C. il santuario fu saccheggiato dal generale romano Silla. Nel 74 a.C. una guarnigione romana sotto Marco Antonio Cretico era stata installata nella città causando una mancanza di grano. Tuttavia, prima del 67 a.C. il santuario fu saccheggiato dai pirati. Nel II secolo d.C. il santuario godette di una nuova ascesa sotto i Romani, ma nel 395 i Goti fecero irruzione.

Anche dopo l’introduzione del cristianesimo e il silenzio degli oracoli, il santuario di Epidauro era ancora conosciuto fino alla metà del V secolo, sebbene fosse diventato un centro di guarigione cristiano.

A seguito della riforma amministrativa detta Programma Callicrate in vigore dal gennaio 2011[1] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 340 km² e la popolazione è passata da 4.471[2] a 8.710 abitanti

È inserita dal 1988 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Il santuario di Epidauro in età ellenistica divenne il centro per eccellenza dedicato al culto di Asclepio, divinità salutare del pantheon greco, che guariva i fedeli che si recavano in pellegrinaggio ad Epidauro durante le feste in suo onore, denominate Asclepiei.

Le guarigioni dei fedeli avvenivano in un edificio detto ἄβατον (àbaton, “impenetrabile”): prima di accedervi, infatti, il pellegrino doveva aver compiuto le lustrazioni di purificazione necessarie. L’abato si trova nel centro del santuario, nella spianata dove sorgono gli edifici di carattere più propriamente religioso (abaton, tempio, tholos)[3].

Ma non tutti i fedeli che giungevano ad Epidauro trascorrevano la notte nell’abaton: questo edificio aveva infatti una funzione prettamente sacra mentre l’accoglienza dei forestieri avveniva in un altro edificio posto a nord del santuario, il cosiddetto καταγώγιον katagṑghion (dal verbo κατάγω katàgō, “ospitare”).

Il katagogion è un edificio di pianta quadrata, suddiviso in quattro quadrati più piccoli. Ogni quadrato è formato da un cortile sul quale si affacciano delle stanze, diverse per forma e numero in ciascuna sezione. All’interno delle camere erano disposte le κλῖναι klìnai (sing. κλίνη klìnē), sulle quali venivano consumati i pasti, mentre, per dormire, i pellegrini potevano utilizzare le porzioni di spazio lasciate libere. Il katagogion si data al III secolo a.C., ma gli attuali resti risalgono ad un rifacimento del I secolo a.C., ad opera del senatore Antonino.

Ma i pellegrini che ogni anno, in primavera, arrivavano da tutta la Grecia per festeggiare Asclepio erano molto più numerosi di quanti potevano trovare alloggio nel katagogion: questo edificio, infatti, era una sorta di albergo dal carattere elitario, mentre la gran massa dei fedeli dormiva nelle tende disposte fuori dal τέμενος tèmenos, il recinto dello ἱερόν hieròn, il tempio.

Il tempio fu costruito nelle vicinanze dell’abaton tra il 380 e il 375 a.C. Era uno dei più piccoli peripteri dorici della Grecia, in marmo e tufo di Corinto, con undici colonne sui lati lunghi, sei sui lati minori e due colonne in antis. Si conservano le fondamenta e, nella cella a navata unica, resta visibile la base sulla quale doveva ergersi la statua di culto. Una fossa lungo la parete meridionale della cella ospitava probabilmente il tesoro di Asclepio. Una lastra in calcare, recante le iscrizioni relative alle spese di costruzione (I.G., IV², 102), riporta il nome di Teodoto quale architetto. La ricca decorazione interna del tempio era opera di Trasimede di Paro che fu forse anche autore della statua di culto crisoelefantina con l’immagine di Asclepio.[4] Quest’ultima, descritta da Pausania (Paus. II.27.2) come una figura seduta, affiancata da un cane e da un serpente, è stata riprodotta sulle monete di Epidauro del IV secolo a.C. e su alcuni rilievi votivi, uno dei più fedeli conservato a Copenaghen (Ny Carlsberg Glyptotek 1425).[5]

Il teatro è stato realizzato nel 350 a.C. su progetto dell’architetto Policleto il Giovane. Malgrado non manchino testimonianze di edifici dell’epoca, come i teatri di EretriaDeloPriene, nessuno eguaglia per perfezione e armonia di proporzioni l’architettura di Epidauro. Per non parlare dell’eccezionale acustica ottenuta soltanto su basi empiriche.[6]

L’orchestra di 20,28 m di diametro è posta tangenzialmente alla scena ed è avvolta per circa due terzi dalle gradinate del pubblico. Uno dei pregi maggiori di questo teatro, dovuto probabilmente a un attento calcolo delle dimensioni della σκηνή (skēnḕ, spazio scenico o scena) e della curvatura della cavea (l’insieme di grandinate), è l’acustica perfetta che consente di far giungere la voce sin nei ripiani più alti, amplificando ogni minima emissione sonora.

Inizialmente fu adibito alla rappresentazione di tragedie.

Nel 1954 fu parzialmente restaurato in quanto si era conservato quasi perfettamente nel corso dei secoli. Il 24 agosto 1960 fu utilizzato per la prima volta per la rappresentazione di un’opera lirica, la Norma di Vincenzo Bellini, con Maria Callas nel ruolo della protagonista[7]. L’anno seguente, il celebre soprano diede anche alcune recite della Medea di Luigi Cherubini.

bene, dopo un’ora e mezza di visita in questo luogo davvero surreale, mi rimetto in marcia, la destinazione è Sparta, ma sono davvero esausto, il caldo mi ha fritto…. riesco a fare 50 km, poi a un distributore crollo, e sento che mi devo fermare, sono ormai le 6 e una pausa di un’ora non mi permette di continuare, cerco un hotel nel primo paese dove passo e mi fermo, sono davvero troppo stanco per proseguire.

Dopo una doccia e prima di toccare il letto, esco immediatamente per mangiare una cosa, due passi nella cittadina di Argos, e rientro subito, stasera ho bisogno di un buon riposo.

Buonanotte amici, domani non so che cosa mi aspetta, la compagnia navale mi ha informato solo Venerdì sera che il traghetto è stato cancellato causa uno sciopero, e molto simpaticamente la compagnia il sabato e la domenica sono chiusi, quindi fino alle 8:00 di domattina orario di apertura degli uffici, non ho ancora ben capito quando cavolo mi fanno imbarcare…. Continuate a seguirmi, 

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